Aggiornamenti legislativi

  • Acustica edilizia: Limiti di legge e comfort abitativo

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    26 febbraio 2019

    Basta rispettare le prescrizioni di legge per ottenere comfort acustico abitativo?

    Proponiamo alcune semplici considerazioni su questo tema.
    I Soci possono approfondire l’argomento con le GUIDE ANIT DI ACUSTICA, recentemente aggiornate e ripubblicate. Il tema verrà inoltre trattato “dal vivo” anche ai CONVEGNI ANIT 2019, in programma a partire da metà marzo.

    Guida acustica - copertina    Acustica e ristrutturazioni - Copertina

    Facciamo il punto
    Il documento legislativo che definisce a livello nazionale i limiti da rispettare per i requisiti acustici passivi degli edifici è il ben noto DPCM 5-12-1997. Un decreto entrato in vigore 21 anni fa (il 20 febbraio 1998!) che specifica le prescrizioni per isolamento ai rumori aerei, facciate, calpestio e impianti.

    In questa sede non approfondiremo i contenuti del DPCM. Chi ancora non lo conosce può fare riferimento ai link al termine dell’articolo. Vogliamo invece proporre alcune considerazioni in merito a una domanda che spesso viene posta da chi opera nel mondo dell’edilizia. Se rispetto i limiti del Decreto ottengo comfort acustico? O serve qualcosa di più?

    Da cosa dipende il comfort acustico?
    Quando si parla di “Comfort acustico abitativo” generalmente ci si concentra sulla necessità di non essere disturbati dai rumori che provengono dall’esterno e da altre unità immobiliari. Ma la percezione del disturbo dipende da molti aspetti, alcuni del tutto soggettivi.

    In questo articolo evidenziamo soltanto che la sensazione di comfort dipende in modo significativo dal livello sonoro della sorgente disturbante e dal livello presente nell’ambiente disturbato (a sorgente spenta). Semplificando molto: una sorgente di rumore non viene percepita se nell’ambiente ricevente c’è un livello di pressione sonora piuttosto elevato. Si pensi ad esempio a un ufficio piuttosto rumoroso nel quale, a finestre chiuse, non si percepisce il rumore del traffico stradale. Oppure, al contrario, una sorgente poco disturbante può essere chiaramente udita in un ambiente con un basso livello di rumore, come una camera da letto molto silenziosa in periodo notturno.

    Il DPCM 5-12-1997 prende in considerazione questi aspetti? La risposta è no.

    I limiti del Decreto sono indipendenti dai livelli sonori sopra citati. La prestazione di isolamento ai rumori aerei (R’w) riguarda il solo sistema costruttivo. L’isolamento di facciata (D2m,nT,w) non considera il livello di rumore esterno. Il livello di calpestio (L’nw) si misura azionando una sorgente standardizzata e i limiti sugli impianti (LASmax e LAeq) non considerano il livello di rumore esistente nell’ambiente ricevente.

    Pertanto in alcune situazioni i valori limite potranno essere considerati adeguati. In altre risulteranno necessariamente insufficienti.

    Siamo solo “recettori sensibili” o anche “sorgenti di rumore”?

    Bboy doing some stunts - Street artist breakdancing outdoors

    Oltre alla necessità di isolarsi rispetto ai rumori estranei all’unità immobiliare, a nostro avviso è altrettanto importante considerare anche un altro aspetto. Una abitazione acusticamente confortevole deve dare la possibilità a chi la abita di poter fare “un po’ di rumore” senza il timore di disturbare i vicini di casa.

    Non sempre infatti una casa isolata dai rumori altrui non genera disturbo verso le altre U.I. Si pensi ad esempio ad un appartamento all’ultimo piano, perfettamente isolato rispetto ai rumori aerei. Gli utilizzatori non sentono i vicini al piano di sotto, ma li possono disturbare con rumori da calpestio e scarico del WC.

    Il DPCM 5-12-1997 prende in considerazione questo aspetto? In questo caso la risposta è sì.

    Tutte le unità immobiliari che compongono un edificio di nuova costruzione devono rispettare i limiti del Decreto, e quindi devono essere considerate sia come ambienti “riceventi” che “emittenti”.

    Raccomandiamo quindi particolare attenzione quando si affronta la ristrutturazione di un singolo appartamento. A volte viene sottovalutato il tema dell’acustica e il possibile disturbo generato verso i vicini di casa. Ricordiamo però che varie circolari ministeriali, leggi regionali e regolamenti edilizi dei comuni, indicano chiaramente che è obbligatorio rispettare il DPCM 5-12-1997 in caso di ristrutturazione. Due esempi molto semplici da non trascurare: se con l’intervento si introduce una nuova sorgente di rumore (ad esempio un nuovo WC) e non ci si preoccupa di isolarla, oppure per errore si peggiora la prestazione di isolamento al calpestio del solaio, la lite tra vicini è praticamente assicurata. E se dovesse nascere una causa in tribunale il coinvolgimento del professionista che ha seguito i lavori verrà di conseguenza.

     Rumori interni agli ambienti abitativi

    Heating Radiator
    Il “comfort acustico abitativo” è anche legato ai rumori prodotti all’interno degli ambienti abitativi. Ad esempio in una camera da letto non si può trascurare il disturbo generato da impianti regolati o progettati male, quali l’impianto di ventilazione meccanica controllata (VMC) o una valvola termostatica che “fischia” sul termosifone.

    Su questo aspetto però il DPCM di fatto non prescrive limitazioni. Il Decreto infatti specifica che le misure devono essere eseguite in un “ambiente diverso da quello in cui il rumore si origina”.

    Correlazione dei requisiti

    acquario2Un’ultima considerazione. Per ottenere un adeguato comfort acustico molto spesso occorre analizzare contemporaneamente più requisiti. Ad esempio un intervento di isolamento acustico di facciata comporta un abbassamento del livello di rumore nell’abitazione e, di conseguenza, può far “emergere” rumori generati dai vicini di casa che prima non si percepivano.

    Conclusioni
    Quindi le prescrizioni del DPCM 5-12-1997 determinano comfort acustico abitativo? Sulla base delle considerazioni appena esposte risulta difficile rispondere in modo univoco alla domanda. Di certo però si può evidenziare che, in molti casi, i committenti hanno l’esigenza di raggiungere prestazioni di isolamento sensibilmente maggiori rispetto ai limiti di legge. Sia per non essere disturbati, che per non disturbare i vicini di casa.

    Per evitare possibili contenziosi si raccomanda quindi di verificare sempre quali sono le richieste di isolamento ai rumori del cliente, e se è stato indicato qualcosa a capitolato. Inoltre è sempre necessario controllare se vi sono ulteriori obblighi legislativi in aggiunta al DPCM (ad es. leggi regionali, regolamenti edilizi, Decreto CAM, ecc.). Le GUIDE ANIT DI ACUSTICA sono un utile strumento per approfondire le prescrizioni in vigore e l’entità dei limiti di legge.

    L’obiettivo di isolamento, definito tra le parti, potrà essere raggiunto realizzando un progetto acustico preliminare, controllando la corretta posa di materiali e sistemi costruttivi e verificando i risultati con misure in opera al termine dei lavori.

    Per chi vuole approfondire
    Strumenti e iniziative utili per approfondire i temi trattati nell’articolo sono:

  • COMUNICAZIONI ENEA PER LE RISTRUTTURAZIONI

    Enea
    19 febbraio 2019

    E’ stato prorogato al 21 febbraio il termine per le prime comunicazioni ENEA sugli interventi di ristrutturazione. A causa dell’interruzione del servizio del sito per l’invio della documentazione relativa alle detrazioni del 50% (bonus casa) ENEA avvisa gli utenti che la scadenza per l’invio della documentazione per gli interventi con fine lavori antecedente al 21/11/2018 è prorogata al 21 febbraio 2019.
    Vai al sito ENEA

  • AGENZIA DELLE ENTRATE: NUOVE GUIDE DISPONIBILI

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    Dallo scorso 12 febbraio sul sito dell’Agenzia delle Entrate sono online le guide aggiornate sui bonus per le ristrutturazioni edilizie, il risparmio energetico e l’acquisto di mobili ed elettrodomestici. Di seguito i link per il download delle singole Guide:

    Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali

    Le agevolazioni fiscali per il risparmio energetico

    Bonus mobili ed elettrodomestici

  • NUOVO TERMINE PER L’ISCRIZIONE NELL’ELENCO NAZIONALE DEI TCA

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    La Legge di Bilancio 2019 (Legge 145/2018) all’art. 1, comma 1143 riporta una proroga dei termini indicati all’articolo 21, comma 5, del decreto legislativo 17 febbraio 2017, n. 42.
    Chi negli anni passati ha ottenuto la qualifica di Tecnico Competente in Acustica e risultava iscritto in un elenco regionale, ora ha tempo fino al 19 ottobre 2019 per presentare domanda di iscrizione nel nuovo elenco nazionale (ENTECA). Il termine precedente era 19 aprile 2018.
    Ricordiamo che chi non farà domanda di trasferimento entro il nuovo termine perderà la qualifica di TCA.

    Guida ANIT “TCA Facciamo chiarezza”
    Link Gazzetta Ufficiale

  • PUBBLICAZIONE UNI/TS 11300-2:2019

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    Segnaliamo che lo scorso 7 febbraio 2019 è stata pubblicata la UNI/TS 11300-2:2019 “Prestazioni energetiche degli edifici – Parte 2: Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione invernale, per la produzione di acqua calda sanitaria, per la ventilazione e per l’illuminazione in edifici non residenziali” che sostituisce la versione del 2014.
    Le principali modifiche rispetto alla precedente versione sono:
    – adeguamento a carattere editoriale alla premessa e all’introduzione raccordandole alle UNI/TS 11300 pubblicate nel 2016;
    – conversione a testo “normativo” di una nota “informativa” sui sistemi di regolazione;
    – aggiunta di un’appendice sul calcolo dei fabbisogni energetici di acqua calda sanitaria in presenza di recuperatori di calore dai reflui delle docce;
    – eliminazione dell’appendice E (Calcolo della prestazione energetica di edifici non dotati di impianto di climatizzazione invernale e/o di produzione di acqua calda sanitaria) poiché superata dalle indicazioni dei Decreti Ministeriali del 26 giugno 2015.
    Le software house hanno 90 giorni di tempo per riportare tali modifiche nei propri strumenti informatici, il CTI ritiene di dover richiedere una nuova procedura di verifica dei software commerciali.
    Per acquistare la Norma

  • Condensazione: la Legge e la FAQ 3.11

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    11 febbraio 2019

    Un aspetto fondamentale nella progettazione di un edificio, nuovo o da riqualificare, è il controllo termo igrometrico delle strutture nei confronti dell’umidità presente nell’ambiente.
    Il DM 26/06/2015 infatti colloca le verifiche di condensazione interstiziale e rischio di muffa tra quelle “comuni a tutti gli ambiti di applicazione” quindi obbligatorie sempre, qualunque intervento si vada ad eseguire su un edificio.

    Facciamo il punto
    Proponiamo di seguito una sintesi su questo tema alla luce del recente chiarimento ministeriale introdotto con la FAQ 3.11 di dicembre 2018. L’obiettivo è ricordare cosa dice la legge, capire come cambia la verifica sul rischio di condensazione interstiziale e analizzare la situazione dei vari regolamenti regionali.
    Per chi vuole approfondire segnaliamo il software PAN aggiornato per il calcolo della condensa massima ammissibile e il corso “Migrazione del vapore in regime dinamico” in programma a Milano.

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    Le richieste di Legge
    Il DM 26/06/2015, All.1 Art. 2.3 comma 2 prescrive quanto segue:

    Nel caso di intervento che riguardi le strutture opache delimitanti il volume climatizzato verso l’esterno, si procede in conformità alla normativa tecnica vigente (UNI EN ISO 13788), alla verifica dell’assenza:

    • di rischio di formazione di muffe, con particolare attenzione ai ponti termici negli edifici di nuova costruzione;
    • di condensazioni interstiziali.

    Le condizioni interne di utilizzazione sono quelle previste nell’appendice alla norma sopra citata, secondo il metodo delle classi di concentrazione. Le medesime verifiche possono essere effettuate con riferimento a condizioni diverse, qualora esista un sistema di controllo dell’umidità interna e se ne tenga conto nella determinazione dei fabbisogni di energia primaria per riscaldamento e raffrescamento.”

    La FAQ 3.11
    Il 18 dicembre 2018 il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato una serie di FAQ (la terza) sul DM 26/06/2015. Tra queste la FAQ 3.11 riporta quanto segue:

    “Per la verifica della condensa interstiziale si procede in conformità alla normativa tecnica vigente (UNI EN ISO 13788). Si ritiene che la condensazione interstiziale possa considerarsi assente quando siano soddisfatte le condizioni poste dalla norma, ovvero la quantità massima ammissibile e nessun residuo alla fine di un ciclo annuale. Tale norma definisce infatti la quantità ammissibile di condensa presente in un elemento al termine del periodo di condensazione. Lo stesso paragrafo specifica anche che tutta la condensa formatasi all’interno di un elemento deve sempre evaporare completamente alla fine di un ciclo annuale.”

    Condensa massima ammissibile
    In altre parole, “assenza di condensazione” non significa che la struttura deve essere asciutta in ogni momento, ma si può applicare il concetto di “quantità massima ammissibile” come definito dall’appendice nazionale della norma UNI EN ISO 13788, ovvero:

    • la condensa non deve mai superare i 500g/m2
    • tutta la condensa deve rievaporare nell’arco dell’anno.

    Secondo la FAQ quindi con il rispetto di queste condizioni la verifica può considerarsi positiva nonostante la presenza di condensa.
    A nostro avviso il chiarimento va nella direzione corretta, ovvero suggerisce di applicare le logiche descritte nella norma tecnica di riferimento in quanto rappresentativa dello stato dell’arte sull’argomento.
    La FAQ però non si sostituisce alla legge, ma ne rappresenta un chiarimento autorevole. Per sgombrare ogni dubbio ci auspichiamo che il testo della FAQ possa essere inglobato nella prossima revisione del decreto ministeriale.

    In quali Regioni si applica la FAQ 3.11
    La FAQ ministeriale punta a chiarire un aspetto del DM 26/06/2015. Quindi si applica in tutte le regioni d’Italia che non hanno regolamenti autonomi in tema di tema di efficienza energetica degli edifici e in cui quindi sono in vigore i “Requisiti minimi” nazionali. Per le regioni o province in cui si applicano regolamenti autonomi il quadro è più variegato, di seguito una sintesi:

    • Lombardia: condensa interstiziale già accettata dai regolamenti regionali. Infatti già da gennaio 2017 in Lombardia la verifica igrotermica sulle strutture opache prevede il controllo della condensazione interstiziale e l’accettazione della quantità massima rievaporabile anziché l’assenza di condensazione. Quindi la FAQ 3.11 non introduce nulla di nuovo rispetto alle indicazioni regionali lombarde.
    • Emilia Romagnain attesa di un recepimento ufficiale. Di solito le FAQ ministeriali vengono recepite anche dalle FAQ regionali per adeguare l’applicazione della DGR 967/2015 e della DGR 1275/2015.
    • Trento: si applica la FAQ 3.11. Infatti il regolamento provinciale aggiornato dalla DGP 162/2016 (in vigore da aprile 2016) riporta che “per quanto non espressamente previsto, si rimanda al DM 26/06/2015”(All. A Punto 8, All. A bis Punto 4 e All. A ter Punto 3). Visto che non vengono citate indicazioni speciali sulle verifiche di condensazione nella delibera provinciale, scattano le indicazioni nazionali comprensive delle ultime FAQ.
    • Valle d’Aosta: in attesa di un recepimento ufficiale. Di solito le FAQ ministeriali vengono recepite anche a livello locale. Le indicazioni vengono solitamente introdotte con l’aggiornamento del “Vademecum per l’efficienza energetica degli edifici” dedicato alle modalità di applicazione dei requisiti minimi.
    • Bolzanocondensa interstiziale già accettata dai regolamenti provinciali. Infatti la provincia autonoma richiede le verifiche igrotermiche nel rispetto delle norme UNI EN ISO 13788 o UNI EN 15026, ovvero accettando un’analisi della condensa massima rievaporabile sia con metodo di Glaser che con simulazione dinamica.

    PAN

    Come calcolare la condensa interstiziale
    ANIT mette a disposizione di tutti i Soci il software PAN per il calcolo delle prestazioni invernali (trasmittanza), estive (parametri dinamici) e igrotermiche (muffa e condensa).
    L’ultima versione di PAN è aggiornata con le indicazioni della FAQ 3.11 per il calcolo della condensazione massima ammissibile.

    Per chi vuole approfondire:

  • Eco bonus e risparmio energetico

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    29 gennaio 2019

    Facciamo il punto
    La legge 145 del 30 dicembre 2018 – Legge di Bilancio per il 2019 – ha aggiornato e prorogato il quadro delle detrazioni fiscali per gli interventi di efficienza energetica e ristrutturazione edilizia. Nel corso del 2018 inoltre, ENEA ha messo a punto il sito web per gli interventi di risparmio energetico in ristrutturazione edilizia e sono state definite le modalità di controllo delle richieste (guarda la Guida ANIT detrazioni aggiornata a gennaio 2019). Le detrazioni fiscali sono un argomento articolato poiché coinvolgono diversi soggetti: il legislatore che pubblica le leggi e i provvedimenti, l’ENEA che raccoglie le richieste e l’Agenzia delle Entrate che cura l’aspetto fiscale – tributario. Generalmente il soggetto che rispetto alla committenza coordina tutti questi argomenti, ed è quindi chiamato ad avere una visione generale, è il professionista che segue la parte tecnica.

    Scadenze e percentuali in vigore
    Di seguito è proposto uno schema delle detrazioni fiscali per gli interventi di efficienza energetica e di ristrutturazione edilizia sugli edifici e sugli impianti esistenti per le spese sostenute a partire dal 1° gennaio 2017 in accordo con le modifiche apportate dalla Legge di Bilancio 2019 (n. 145 del 30 dicembre 2018). Sono presenti le detrazioni collegate al concetto di “riqualificazione energetica” degli edifici esistenti (nate nel lontano 2007 come detrazione del 55%), e detrazioni legate agli interventi di “ristrutturazione edilizia” (nate in precedenza come detrazioni del 41% e 36%).
    Dal 2013 circa sono stati integrati nello schema anche gli interventi di riqualificazione antisismica. Le percentuali variano a seconda del tipo di intervento.
    La Finanziaria per il 2019 ha sostanzialmente prorogato di un anno le detrazioni per l’efficienza energetica e la ristrutturazione edilizia per le singole unità immobiliari (le frecce in blu nello schema).

    detrazioni2019

    Valori per l’accesso alle detrazioni di efficienza energetica
    Quali sono i requisiti tecnici per l’accesso alle detrazioni di efficienza energetica? I requisiti (trasmittanze termiche minime, COP, ecc..) sono quelli indicati nei decreti attuativi del 2008 e del 2010. Ad oggi, gennaio 2019, non sono stati oggetto di modifica, mentre nel 2015, il DM “requisiti minimi” ha fissato nuovi requisiti per gli edifici di nuova costruzione e per gli interventi sull’esistente più stringenti. E’ quindi possibile che i requisiti di legge appiano vicini a quelli premianti per l’accesso alle detrazioni.

    Requisiti per l’accesso alle detrazioni per le ristrutturazioni edilizie
    Per poter accedere alle detrazioni del 50% della sola IRPEF per le ristrutturazioni edilizie è necessario ricadere negli ambiti di applicazione previsti dal legislatore specificati nel comma 1 dell’articolo 16-bis del DPR 917 del 1986. Tra questi sono previsti gli interventi che riguardano negli edifici il contenimento dell’inquinamento acustico e le opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici. Il requisito è quindi generale e va inquadrato nell’ovvio rispetto dei requisiti legislativi.
    Dal 2018, per alcune tipologie di interventi, è obbligatorio informare l’ENEA tramite il portale predisposto per effetto delle indicazioni della Finanziaria per il 2018 (Legge 205/17, art. 1, comma 3). Il legislatore impone la trasmissione delle informazioni in analogia con quelle delle detrazioni fiscali per l’efficienza energetica. Gli interventi sono quelli analoghi alle detrazioni per la riqualificazione energetica. I requisiti di accesso alle detrazioni del 50% non sono però quelli delle detrazioni per l’efficienza energetica. Si ricorda che le detrazioni del 50% sono relative alla sola IRPEF e non anche all’IRES come quelle di efficienza energetica.

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    Controlli e monitoraggio da parte di ENEA
    Il DM 11 maggio 2018 descrive le procedure e le modalità di controllo da parte di ENEA sulla sussistenza delle condizioni di fruizione delle detrazioni fiscali per le spese sostenute per gli interventi di efficienza energetica.
    I controlli documentali saranno realizzati a campione (per un massimo dello 0.5% delle istanze presentate nell’anno precedente) tenendo conto di tre aspetti: maggiore aliquota raggiungibile, spesa più elevata e criticità in relazione ai requisiti di accesso e ai massimi dei costi unitari. La procedura da parte di ENEA prevede un esito positivo o negativo del controllo che viene quindi trasmesso all’Agenzia delle Entrate che valuta l’eventuale decadenza del beneficio, in caso di esito negativo.
    ENEA è tenuta anche a realizzare sul 3% del campione dei controlli in situ.

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    Approfondimenti e fonti
    Per chi fosse interessato segnaliamo due strumenti d’approfondimento:

    Per scaricare la guida è necessario essere Soci ANIT: guarda come fare

  • Cosa cambia con le nuove FAQ ministeriali

    Die Frage zum Eigenheim
    16 gennaio 2019

    Il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato lo scorso dicembre una nuova serie di FAQ sui Requisiti minimi e le Linee guida per la certificazione energetica (guarda la Guida ANIT aggiornata a gennaio 2019).
    Si tratta della terza serie di chiarimenti a domande frequenti dedicate al DM 26/6/2015: la prima risale ad ottobre 2015, la seconda ad agosto 2016 e appunto la terza a dicembre 2018.
    Questi chiarimenti non si applicano alle leggi regionali che hanno sostituito il DM 26/6/2015 finché non verranno richiamate dal legislatore regionale.

    Il parere dei tecnici del Ministero
    Il documento pubblicato non modifica il testo di legge attualmente in vigore: non si tratta di un nuovo dispositivo che cambia il quadro legislativo. Le FAQ rappresentano invece la trascrizione ufficiale dell’interpretazione dei tecnici del Ministero su alcuni passaggi poco chiari. A tutti gli effetti consistono quindi in un commento autorevole al DM 26/6/2015 di cui è bene tenere conto per allinearsi alla volontà ministeriale.
    Di seguito riportiamo alcuni passaggi salienti delle nuove FAQ.

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    L’assenza della condensa interstiziale (FAQ 3.11)
    Il DM 26/6/2015 prevede tra le varie verifiche l’obbligo di dimostrare l’assenza di condensazione interstiziale per tutte le strutture opache (delimitanti il volume climatizzato) interessate da un intervento. L’interpretazione fornita dalla FAQ 3.11 su questo passaggio sostiene che la condensazione interstiziale può considerarsi assente non solo quando è nulla (0 g), ma anche quando sono soddisfatte le condizioni poste dalla norma UNI EN ISO 13788, ovvero il rispetto della quantità massima ammissibile e nessun residuo alla fine di un ciclo annuale.

    Nota: posta in questi termini di fatto la verifica torna a come era stata definita prima dell’applicazione del DM 26/6/2015. È bene sottolineare però che la FAQ non interviene sull’interpretazione dell’assenza di rischio di muffa, che quindi può continuare ad essere interpretata come “nessun rischio di muffa”.

    Il calcolo del volume degli ampliamenti (FAQ 3.13)
    Tra gli ambiti di applicazione citati dai requisiti minimi c’è il caso dell’ampliamento di edifici esistenti (con nuovo impianto o estensione dell’impianto). Questo ambito è descritto come intervento su un edificio esistente per il quale si prevede un ampliamento di volume lordo climatizzato maggiore del 15% di quello esistente oppure maggiore di 500m3.
    Secondo la FAQ 3.13 il conteggio di tale percentuale deve essere effettuato in riferimento alla tipologia di impianto presente: con impianto centralizzato il riferimento è il volume di tutto l’edificio, con impianto autonomo il riferimento è il volume della singola unità.

    Nota: non si applica quindi lo stesso criterio indicato nella FAQ 2.13 per valutare l’incidenza % della superficie disperdente nei casi di  “ristrutturazione importante” e “riqualificazione energetica” (il suggerimento era di considerare sempre l’intero edificio “costituito dall’unione di tutte le unità immobiliari che lo compongono”).

    Il calcolo di H’T (FAQ 3.1)
    Secondo la nuova FAQ per la verifica di H’T è necessario considerare nel calcolo gli elementi (opachi e trasparenti) di proprietà del medesimo soggetto giuridico. Quindi nel caso questi elementi appartengano a un soggetto giuridico diverso, la verifica va eseguita solo sulla superficie di intervento.

    Nota: si tratta della terza FAQ di chiarimento sull’H’T (assieme alla FAQ 2.15 e FAQ 1.6). Questa nuova interpretazione fornisce un metodo per affrontare la verifica nel caso di interventi su una facciata di un edificio condominiale in cui le parti opache appartengono al condominio, mentre le finestre ai proprietari dei singoli appartamenti.

    La verifica della trasmittanza (FAQ 3.16)
    Alla domanda se il calcolo della trasmittanza va effettuato: 1) per ogni singola struttura di ogni locale, 2) per tutte le strutture della stessa tipologia con il medesimo orientamento, oppure 3) per tutte le strutture della stessa tipologia indipendentemente dall’orientamento; la FAQ indica la terza opzione come quella corretta.

    Nota: le tipologie citate nella FAQ sono le “strutture opache verticali”, “orizzontali o inclinate di copertura” e “orizzontali di pavimento”. Per quanto riguarda i ponti termici, il chiarimento indica di attribuirne metà a ciascuna struttura incidente sul nodo.

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    Le altre FAQ e l’integrazione con il DM 26/6/15
    Per chi fosse interessato segnaliamo due strumenti d’approfondimento:

    Per scaricare la guida è necessario essere Soci ANIT: guarda come fare

  • Lombardia: modulistica requisiti acustici

    lombardia
    09 gennaio 2019

    La D.g.r. 12 novembre 2018 – n. XI/784 di Regione Lombardia aggiorna e sostituisce la modulistica edilizia unificata. Riporta i moduli per le comunicazioni di inizio e fine lavori ed agibilità.
    In particolare nell’Allegato 6 “Relazione tecnica asseverazione agibilità” al punto 4 “Requisiti acustici passivi degli edifici” si riporta che se l’intervento è soggetto all’osservanza dei requisiti acustici passivi degli edifici, occorre allegare una attestazione, a firma di tecnico competente in acustica, del rispetto, in opera, dei requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti.
    Link alla DGR

  • FAQ 2018 DM requisiti minimi

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    07 gennaio 2019

    Pubblicate dal Ministero dello Sviluppo Economico il terzo gruppo di FAQ di chiarimento per l’applicazione delle disposizioni previste dal DM 26 giugno 2015 e il DLgs 28/2011. Gli aspetti principali riguardano: condensazione interstiziale, valore di U media, coefficiente di scambio termico medio globale e altri aspetti legati alle FER.

    PER APPROFONDIRE:

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