Le partizioni orizzontali sono tra gli elementi più importanti dell’involucro edilizio, sia nelle nuove costruzioni sia negli interventi su edifici esistenti. I solai verso l’esterno, verso ambienti non climatizzati, controterra oppure di separazione tra unità immobiliari svolgono infatti un ruolo determinante nel contenimento delle dispersioni termiche e, sempre più frequentemente, nell’integrazione con i sistemi radianti.
Requisiti minimi: le richieste
Negli ultimi anni il quadro legislativo relativo all’efficienza energetica degli edifici ha visto notevoli cambiamenti, il più importante dei quali coincide con la pubblicazione del DM 28 ottobre 2025 entrato in vigore il 3 giugno 2026, che sostituisce il precedente DM “Requisiti Minimi” del 26 giugno 2015.
Il nuovo decreto introduce delle novità sulle modalità con cui alcune verifiche devono essere eseguite. Nel caso delle partizioni orizzontali, gli aspetti che assumono maggiore rilevanza possono essere ricondotti a tre grandi categorie.
La prima riguarda le prestazioni di isolamento termico, ovvero il rispetto dei limiti di trasmittanza. La seconda comprende le verifiche igrometriche, necessarie per prevenire fenomeni di condensazione interstiziale e formazione di muffe superficiali. La terza interessa invece le specificità costruttive proprie dei solai, come l’integrazione dei sistemi radianti, la possibilità di usufruire delle deroghe sulle altezze interne e i requisiti minimi di isolamento richiesti dalle norme di settore.
La progettazione delle partizioni orizzontali richiede una visione integrata, nella quale involucro edilizio e impianto non vengono più considerati come elementi indipendenti, ma come parti di un unico sistema in grado di influenzarsi reciprocamente. La scelta e le caratteristiche dei materiali, la posizione degli strati nella stratigrafia e la presenza di un impianto radiante o meno possono modificare in modo significativo sia il comportamento energetico della struttura sia le prestazioni complessive dell’edificio.
Le verifiche di trasmittanza e la scelta dei materiali isolanti
Tra i requisiti che il progettista è chiamato a verificare nelle partizioni orizzontali vi è la trasmittanza termica, per cui i valori limite hanno subito delle modifiche con l’entrata in vigore del DM 28 ottobre 2025.
In particolare, in caso di riqualificazione energetica è sufficiente verificare che la trasmittanza della sezione corrente della nuova stratigrafia rispetti il valore limite previsto per la specifica zona climatica. Anche per la ristrutturazione importante di 2° livello viene introdotta la verifica della trasmittanza in sezione corrente, e rimane necessaria la verifica della trasmittanza media della struttura; la novità per questa verifica riguarda il valore limite che viene calcolato considerando anche il contributo dei ponti termici di riferimento. In caso di nuove costruzioni, demolizioni e ricostruzioni, ampliamenti volumetrici con nuova installazione di impianto e ristrutturazioni importanti di 1° livello, per le partizioni che separano due unità immobiliari climatizzate rimane la richiesta sulla trasmittanza, con limite pari a 0,8 W/m2K.
Dal punto di vista metodologico la valutazione della trasmittanza continua a basarsi sui principi definiti dalla UNI EN ISO 6946, secondo cui la trasmittanza è ottenuta come reciproco della somma delle resistenze termiche dei diversi strati costituenti la stratigrafia. Diventa così determinante la corretta scelta dei materiali isolanti: negli ultimi anni il mercato ha visto un progressivo aumento delle soluzioni disponibili, rendendo sempre più importante la capacità del progettista di interpretare correttamente le caratteristiche dichiarate dai produttori. La conducibilità termica dichiarata (λD), riportata nella marcatura CE del prodotto, costituisce il parametro fondamentale per la valutazione delle prestazioni dei materiali isolanti; tale valore deriva da prove di laboratorio eseguite in condizioni controllate. Un importante supporto al professionista è fornito dal rapporto tecnico UNI/TR 11936, richiamato esplicitamente anche dal nuovo decreto, che rappresenta uno strumento operativo che consente al progettista di verificare la coerenza tra le prestazioni dichiarate dal prodotto e la funzione che questo è chiamato a svolgere all’interno della stratigrafia.
In definitiva, la verifica della trasmittanza non può più essere interpretata come un mero adempimento numerico: essa costituisce il punto di partenza di un processo progettuale più ampio, nel quale la corretta scelta dei materiali e la loro integrazione nella stratigrafia assumono un ruolo decisivo per garantire prestazioni energetiche e comfort degli ambienti interni.
Comportamento igrotermico
Il progettista è chiamato a effettuare anche le verifiche igrometriche delle strutture rivolte verso l’esterno, verso locali non climatizzati oppure controterra. I controlli da effettuare sono due: la verifica del rischio di formazione di muffa superficiale e quella relativa alla condensazione interstiziale. Si tratta di fenomeni distinti, originati da meccanismi fisici differenti, ma entrambi potenzialmente in grado di compromettere la durabilità dell’opera e il comfort degli occupanti.
Le condizioni favorevoli alla proliferazione biologica sono generalmente 2: temperature superficiali interne basse e umidità relativa interna elevata. La verifica consiste quindi nell’accertare che la temperatura superficiale interna rimanga sempre superiore al valore minimo previsto dalla normativa, condizione che viene generalmente soddisfatta garantendo un adeguato livello di isolamento termico della struttura. Più articolata risulta invece la verifica della condensazione interstiziale. In questo caso il fenomeno interessa l’interno della stratigrafia e dipende dall’equilibrio tra la migrazione del vapore acqueo e l’andamento delle temperature nei diversi strati costruttivi. Se durante il suo percorso dall’ambiente interno verso l’esterno il vapore incontra una zona sufficientemente fredda, può raggiungere la pressione di saturazione e formare condensa interstiziale. Per evitare questa condizione non è sufficiente aumentare lo spessore dell’isolante, ma occorre progettare correttamente la successione degli strati, valutando contemporaneamente isolamento termico e resistenza alla diffusione del vapore.
Integrazione con i sistemi radianti
I decreti Requisiti Minimi prevedono, per gli interventi su edifici esistenti come ristrutturazioni importanti di 1° e 2° livello e per le riqualificazioni energetiche, una deroga alle altezze interne: quando gli interventi comportano la posa di nuovi strati isolanti oppure la realizzazione di sistemi radianti a pavimento, la riduzione delle altezze minime è consentita fino a 10 cm; tale deroga è stata introdotta proprio perché spesso l’incremento degli spessori costruttivi rappresenta una conseguenza inevitabile degli interventi finalizzati al miglioramento delle prestazioni energetiche dell’edificio.
Il decreto ha inoltre recepito in forma esplicita un chiarimento già noto agli operatori del settore: qualora l’intervento riguardi esclusivamente la realizzazione di un sistema radiante, senza prevedere contestualmente un’opera di isolamento della struttura, non sussiste l’obbligo di rispettare i limiti di trasmittanza previsti per l’elemento edilizio. Rimane naturalmente una buona pratica progettuale prevedere comunque uno strato isolante adeguato, sia per migliorare l’efficienza dell’impianto sia per limitare le dispersioni verso gli ambienti sottostanti.
Il corretto dimensionamento di un sistema radiante parte dal calcolo del carico termico di progetto dell’ambiente. Per il funzionamento invernale il riferimento è rappresentato dalla UNI EN 12831, che consente di determinare le dispersioni per trasmissione e ventilazione nelle condizioni climatiche di progetto, individuando così la potenza termica necessaria a garantire il mantenimento della temperatura interna prefissata. Per il funzionamento estivo, invece, la valutazione del carico sensibile può essere effettuata mediante la UNI EN ISO 52016, che introduce un approccio dinamico orario in grado di considerare l’evoluzione temporale dei fenomeni termici. Rispetto ai metodi stazionari tradizionali, questa procedura permette di descrivere con maggiore accuratezza il comportamento reale dell’edificio, tenendo conto dell’inerzia termica delle strutture, dei carichi interni, degli apporti solari e delle variazioni di temperatura nel corso del tempo.
Una volta determinato il carico termico di progetto, il progettista può verificare che la stratigrafia scelta sia effettivamente in grado di trasferire all’ambiente la potenza richiesta, evitando sottodimensionamenti dell’impianto o temperature superficiali eccessive che comprometterebbero il comfort degli occupanti.
La stratigrafia come elemento attivo del sistema radiante
Le prestazioni del sistema dipendono da numerosi fattori, tra cui: la conducibilità termica e lo spessore del massetto, la resistenza termica del rivestimento superficiale, la tipologia di pannello isolante, la presenza di eventuali sottofondi e la temperatura del fluido termovettore. La variazione di uno o più di questi parametri modifica la distribuzione delle temperature all’interno della stratigrafia e, di conseguenza, la quantità di energia ceduta all’ambiente.
Per quanto riguarda il massetto: questo svolge un ruolo fondamentale in quanto assicura l’alloggiamento dei tubi e la ripartizione dei carichi ed è il principale mezzo attraverso cui il calore viene distribuito verso la superficie del pavimento.
Oltre al massetto, anche il rivestimento superficiale influenza il comportamento del sistema: maggiore è la resistenza termica, più il passaggio del calore è ostacolato, e viceversa se la resistenza termica è minore la trasmissione è più efficace. Bisogna sottolineare che nella pratica progettuale il rivestimento definitivo non è sempre noto nelle fasi iniziali dell’intervento. Per questo motivo la normativa suggerisce di adottare, in fase di dimensionamento, un valore convenzionale di resistenza termica pari a 0,10 m²K/W, per garantire il corretto funzionamento dell’impianto anche nel caso di materiali poco conduttivi.
Un altro parametro che influenza le prestazioni del sistema è il passo di posa dei tubi: minore è l’interasse tra le tubazioni, maggiore è l’uniformità della temperatura superficiale del pavimento e conseguentemente maggiore è la potenza termica erogabile dalla stratigrafia. Al contrario, un passo più ampio determina una minore densità di scambio termico e rende necessario incrementare la temperatura del fluido per ottenere la medesima resa.
Infine, l’efficienza di un sistema radiante dipende dalla capacità di limitare le dispersioni verso gli ambienti sottostanti. La presenza di uno strato isolante di adeguate prestazioni sotto i tubi consente di indirizzare la maggior parte del flusso termico verso il locale climatizzato; la norma di riferimento UNI EN 1264 definisce i valori minimi di resistenza termica dello strato isolante, in funzione della destinazione d’uso e delle condizioni al contorno.
Conclusioni
L’evoluzione della normativa energetica e la crescente diffusione dei sistemi radianti stanno modificando l’approccio alla progettazione delle partizioni orizzontali: il solaio non può più essere considerato un semplice elemento costruttivo destinato a soddisfare un requisito di trasmittanza, ma deve essere progettato come parte integrante del sistema edificio-impianto.
La conformità ai limiti di legge rappresenta il punto di partenza del processo progettuale, ma non è sufficiente, da sola, a garantire prestazioni elevate. La scelta dei materiali, la loro disposizione all’interno della stratigrafia, la corretta valutazione dei carichi termici e il dimensionamento del sistema radiante costituiscono aspetti strettamente interconnessi, che devono essere affrontati in maniera coordinata.
L’approccio richiesto è dunque integrato, per cui involucro edilizio e impianto dialogano tra loro fin dalle prime fasi della progettazione: solo attraverso una visione complessiva è possibile realizzare partizioni orizzontali capaci di coniugare efficienza energetica e affidabilità nel tempo, rispondendo efficacemente alle richieste di una normativa sempre più orientata verso edifici ad alte prestazioni.